MAX VIVE!

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Per chi si fosse perso il nuovo splendido lavoro di Max Pezzali, ecco le 14 fantastiche tracce del suo ultimo album (il 18esimo) dal titolo strabiliante e originale: ASTRONAVE MAX. Titolo che denota la sua infinita fantasia e soprattutto la sua innata modestia. Continua a leggere

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Inglesi baciati dal sole

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19 maggio 1978: i Dire Straits pubblicano il primo singolo, Sultans of Swing.

I sultani dello swing… bah, e che saranno mai? Cosa c’entrano i sultani -sovrani arabi, abbronzati, desertici, cammelleschi e ingioiellati- con quattro ragazzetti inglesi, bianchicci e poco attraenti? IL CALDO. Continua a leggere

BB KING R.I.P.

15 maggio 2015: oggi è morto B.B. King. Passato dai campi di cotone del Mississippi all’olimpo dei blues, aveva 89 anni e 50 album all’attivo. Se non altro lascerà di certo un solco profondo nella storia della musica. Riposi in pace.

Lei è la mia migliore amica

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14 maggio 1998: muore, all’età di 83 anni, Frank “The Voice” Sinatra. Con tutto il rispetto per lui, non me ne frega niente. Oggi voglio parlare di rapporti fra persone che si vogliono bene, in modo loro, forse malato, forse strano, forse unico. Ma che si vogliono bene.  Continua a leggere

Quando una sbronza ti salva la vita

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Iniziamo la pagina degli anniversari con un incidente mortale. Il 13 maggio 1988 Chet Backer, trombettista e cantante jazz americano, bello e dannato, cade dalla finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam. Probabilmente è sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, forse di eroina, quell’eroina che direttamente (beh, si sa cosa comporta farsi assiduamente) o indirettamente (voci parlano di uno spacciatore incazzato) gli aveva fatto perdere i denti anteriori. Aveva 58 anni.

Ma non voglio parlare di Chet Backer, né di morti.

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1 maggio 2015

L’occhio digitale della camera stringe sul fumo. Una colonna nera e cancerogena si alza verso il cielo, imbrattando di ombre il muro del palazzo bianco. Poi si abbassa sullo scheletro di una macchina annerita e lambita dal fuoco, le gomme che si sciolgono sull’asfalto, i sedili come una pira funebre. Lampi nel cielo sono seguiti da scoppi acuti, sempre gli stessi, sempre uguali, tubi esplosivi e lacrimogeni. Occhi piangono. Volti coperti da maschere e bandane nere. Il dettaglio di una mano che stringe un martello. Poco più in là, i resti di una vetrata. L’insegna: UbiBanca. Banche, poste, banche, assicurazioni, banche, negozi. L’ingresso quadrato di una pasticceria, in frantumi. Dentro, i pasticcini sono ancora al loro posto, lambiti da una lingua di fuoco. Niente dolciumi nelle mani concitate, solo sassi, petardi, bastoni e bombolette spray. Altre mani, in lontananza, stringono fucili e manganelli. Avvolti dal fumo, caschi azzurri si compattano. Scudi di plastica infrangente. Barricate umane, barricate di ferro, barricate di furgoni. Lo stato in forma umana rimane immobile e continua a sparare.

Gambe che scappano, inciampano. Un volto di ragazza, spaesato. Un uomo la solleva, la rassicura. “Non farti prendere dal panico”. Ragazzi incappucciati si avvicinano sospinti dal fumo. Altri lacrimogeni. Centinaia in pochi minuti. La gente corre, rompe i cordoni, sfilaccia il corteo. Decine di persone si infilano in una via strozzata fra due file di case signorili. Giardini interni protetti da mura di cinta. Una macchina rossa avanza incerta a passo d’uomo, fra ragazzi alla deriva. “Adesso dove la parcheggio?”. Il fiatone, occhi che si guardano indietro. La fine del vicolo si avvicina. Lampeggianti blu illuminano la via principale. Scarponi si affrettano. “Se ci chiudono qui siamo fottuti”. Qualcuno raccoglie da terra una bottiglia di birra. Nessun volto coperto. Solo sguardi concitati, tesi. Cappucci in testa che isolano dalla pioggia, non dalle telecamere. Nulla da nascondere, tutto da perdere. Il cielo nuvoloso colora gli spazi vuoti fra le foglie degli alberi primaverili. Giacche bagnate e sgualcite, nervose, lambiscono la tranquillità di un quartiere pulito. Silenzio, sussurri.

Dietro l’angolo, il rimbombo sommesso della folla e il fumo bianco che avanza.

Assenze ingiustificate

Le assenze ingiustificate non si possono giustificare. Non siamo più alle elementari o alle medie, in cui abbiamo fatto morire una decina di nonni, abbiamo accusato i nostri animali domestici di magiare chili e chili di quaderni scolastici, ci siamo ammalati solo a gennaio e maggio quando c’erano i compiti in classe. Le allergie, le analisi del sangue e i problemi familiari oggi non ci possono salvare. E se l’autobus arriva in ritardo, ci sono code e scioperi sono solo fatti nostri. Nemmeno un metro di neve o un’esondazione vengono in nostro soccorso. E anche se “siamo solo noi, che andiamo a letto la mattina presto con il mal di testa, che non abbiamo vita regolare che non ci sappiamo limitare”, nulla può giustificare un’assenza ingiustificata.

Buona notte

Carol (ovvero UOCHI TOKI live) parte 2

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parte 1 qui

Un luccichio attirò la sua attenzione. Un lungo chiodo era conficcato in un albero rinsecchito dall’inverno. Lo estrasse e se lo mise in tasca. Guardò il cielo. Il grigio mattutino lo accolse con un abbraccio sterile. Un brutto presentimento gli fece venire i brividi. Continua a leggere

Carol (ovvero UOCHI TOKI live)

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(racconto liberamente ispirato dal concerto di Uochi Toki, 19 marzo, Circolo Arci Magnolia, Milano)

Si risvegliò camminando. Riprese conoscenza all’improvviso, come se fosse uscito di colpo da un tunnel nero, oscuro. Si guardò attorno: una strada deserta, palazzoni popolari sfregiati dal tempo, macchine distrutte parcheggiate qua e là. Dov’era finito? Cos’era successo? L’orologio gli sputò in faccia l’ora: le 7.33. L’ultimo suo ricordo, un bacio passionale con una sconosciuta in un vicolo qualunque verso le sei di mattina. La sua memoria aveva un’ora e mezzo di buco. Una nebbiolina leggera copriva lo scenario squallido che lo circondava. Umidità, desolazione. Si sentiva piccolo e spaesato. E adesso cosa faccio? pensò. Continua a leggere

Bolle di sapone

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Ohibò, 12 marzo, concerto di Paletti. In apertura Giorgieness.

L’attesa
Mangio sentimenti,
cartacce stracce.
Milano accogliente ma vuota,
in sospeso.
Il ferro della rotaia
lontano.
Una macchina
felpata
lecca la strada.
Strane figure fluttuano sul muro
con un sorriso animalesco.
Scene graziose di atrocità. Continua a leggere