1 maggio 2015

L’occhio digitale della camera stringe sul fumo. Una colonna nera e cancerogena si alza verso il cielo, imbrattando di ombre il muro del palazzo bianco. Poi si abbassa sullo scheletro di una macchina annerita e lambita dal fuoco, le gomme che si sciolgono sull’asfalto, i sedili come una pira funebre. Lampi nel cielo sono seguiti da scoppi acuti, sempre gli stessi, sempre uguali, tubi esplosivi e lacrimogeni. Occhi piangono. Volti coperti da maschere e bandane nere. Il dettaglio di una mano che stringe un martello. Poco più in là, i resti di una vetrata. L’insegna: UbiBanca. Banche, poste, banche, assicurazioni, banche, negozi. L’ingresso quadrato di una pasticceria, in frantumi. Dentro, i pasticcini sono ancora al loro posto, lambiti da una lingua di fuoco. Niente dolciumi nelle mani concitate, solo sassi, petardi, bastoni e bombolette spray. Altre mani, in lontananza, stringono fucili e manganelli. Avvolti dal fumo, caschi azzurri si compattano. Scudi di plastica infrangente. Barricate umane, barricate di ferro, barricate di furgoni. Lo stato in forma umana rimane immobile e continua a sparare.

Gambe che scappano, inciampano. Un volto di ragazza, spaesato. Un uomo la solleva, la rassicura. “Non farti prendere dal panico”. Ragazzi incappucciati si avvicinano sospinti dal fumo. Altri lacrimogeni. Centinaia in pochi minuti. La gente corre, rompe i cordoni, sfilaccia il corteo. Decine di persone si infilano in una via strozzata fra due file di case signorili. Giardini interni protetti da mura di cinta. Una macchina rossa avanza incerta a passo d’uomo, fra ragazzi alla deriva. “Adesso dove la parcheggio?”. Il fiatone, occhi che si guardano indietro. La fine del vicolo si avvicina. Lampeggianti blu illuminano la via principale. Scarponi si affrettano. “Se ci chiudono qui siamo fottuti”. Qualcuno raccoglie da terra una bottiglia di birra. Nessun volto coperto. Solo sguardi concitati, tesi. Cappucci in testa che isolano dalla pioggia, non dalle telecamere. Nulla da nascondere, tutto da perdere. Il cielo nuvoloso colora gli spazi vuoti fra le foglie degli alberi primaverili. Giacche bagnate e sgualcite, nervose, lambiscono la tranquillità di un quartiere pulito. Silenzio, sussurri.

Dietro l’angolo, il rimbombo sommesso della folla e il fumo bianco che avanza.

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