Inglesi baciati dal sole

sultano

19 maggio 1978: i Dire Straits pubblicano il primo singolo, Sultans of Swing.

I sultani dello swing… bah, e che saranno mai? Cosa c’entrano i sultani -sovrani arabi, abbronzati, desertici, cammelleschi e ingioiellati- con quattro ragazzetti inglesi, bianchicci e poco attraenti? IL CALDO.

Fine anni ’70. La piovosa Inghilterra è stata da poco sverginata da una grossa ondata di punk. E le è piaciuto. Never Mind The Bollocks dei Sex Pistols (1977) è la madre-manifesto di un disagio sociale dove migliaia di giovani sguazzano per anni. Anarchy in the UK, God Save the Queen: grida strafottenti nel cielo grigio britannico. Autodistruzione. Creste colorate, magliette strappate, chiodi nelle orecchie, aghi nelle vene e alcol come piovesse. I mods? Puah, roba da vecchi fighetti ormai. E poi, ma ancora non si sa, arriverà il post punk, con gruppi come Joy Division, con un cantante (Ian Curtis) che si impicca a 23 anni. O i Cure, ormai simbolo eterno dei depressi di tutto il mondo.

Ad aggravare la situazione, i migliori Led Zeppelin sono ormai un ricordo e perfino i Pink Floyd, che sono un mondo a parte sopra tutto e tutti, sfornano in quegli anni (1979) uno dei loro album più oscuri, quel The Wall in cui bambini sono costretti da insegnanti kapò a marciare nazisticamente verso un enorme tritacarne che li trasforma in succulente salsicce. Bel quadretto vero? Bene, in questo ambiente carino e simpatico, nell’era della fine dei valori, nel prato nero dell’anarchia sboccia un fiore colorato. Rosso, arancione. Baciato dal sole e dal vento. Nostalgico. Sognatore di un’America in cui rock’n roll e blues si fondono in modo armonico. In cui le chitarre cullano e non squarciano le orecchie. In cui la voce sussurra e non sputa parole. In un immaginario da route 66, Cadillac e braccio fuori dal finestrino, piuttosto che da vodka alle 9 del mattina sotto un ponte di Londra.

Ecco cosa sono stati i Dire Straits di Mark Knopfler in quel lontano 1978: un raggio caldo di speranza.

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