Quando una sbronza ti salva la vita

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Iniziamo la pagina degli anniversari con un incidente mortale. Il 13 maggio 1988 Chet Backer, trombettista e cantante jazz americano, bello e dannato, cade dalla finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam. Probabilmente è sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, forse di eroina, quell’eroina che direttamente (beh, si sa cosa comporta farsi assiduamente) o indirettamente (voci parlano di uno spacciatore incazzato) gli aveva fatto perdere i denti anteriori. Aveva 58 anni.

Ma non voglio parlare di Chet Backer, né di morti.

Voglio parlare di un altro musicista che non ha un bel rapporto con gli edifici e con le sostanze psicotrope, di un musicista che è caduto dal quarto piano ed è sopravvissuto. Robert Wyatt (tra l’altro fondatore e batterista dei Soft Machine fino al ’71 e dei Matching Mole fino al ’72) è ancora vivo e continua a scrivere tutt’oggi.

1 giugno 1973: il ventottenne inglese, psichedelico e “progressivo” (era uno degli esponenti di spicco della “scena di Canterbury”, corrente di progressive-space-fusion rock inglese composta da Soft Machine, Gong, Caravan ecc.), ma soprattutto sbronzo marcio, è a una festa di amici, più precisamente è a casa di Gilli Smyth, cantante dei Gong appunto. Il nostro Robert, da buon inglese ubriaco e impulsivo, ha la trovata del secolo: uscire dalla finestra e dopo una breve passeggiata nel sottotetto, calarsi sul balcone di sotto, per poi rientrare e stupire tutti bussando nuovamente alla porta. Toc Toc, chi è? Sono io, il vostro amico Robert! Ma come, non eri in casa?? Come hai fatto?? Hehehe, son saltato dalla finestra e ho fatto il giro. Bello scherzo vero?

Bello scherzo una sega! Il furbo cade dal quarto piano e si spiaccica davanti all’entrata del palazzo. I presupposti per la sua morte ci sono tutti. Ma la vecchia signora con la falce non fa i conti con una cosa: Robert è talmente sbronzo che non si accorge che sta precipitando di sotto. Il suo corpo raggiunge il suolo in uno stato di rilassatezza tale che, per assurdo, gli salva la vita. Ok, perde l’uso delle gambe, ma sopravvive. Se, preso dalla paura, si fosse irrigidito, sarebbe sicuramente morto sul colpo. Invece no.

Le conseguenze dell’incidente sono inevitabili: a parte le complicazioni psicologiche di chi ha visto la morte in faccia, non potrà mai più fare il batterista. E parliamo di un gran batterista, che suonava un genere musicale molto tecnico, visionario, che fondeva rock, psichedelia e jazz. Mica cazzi insomma. Mica tupa-tupa. Vabbè, il Nostro non si perde d’animo, o almeno solo un pochino, si rimette in piedi, anzi in carrozzina, e inizia una carriera da solista (cantante, compositore, talvolta percussionista) che dura fino ad oggi. Lui ha 70 anni e Il suo ultimo album è del 2014, giusto per intenderci.

Vi propongo Rock Bottom, il primo album che ha scritto dopo l’incidente (e il secondo da solista). A voi le debite considerazioni.

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