SECRET PARTY

shhh

«Ciao vecchio tutto bene? Ci sei domenica 1 marzo verso le 19? Organizzo un live con tre gruppi»

«Ovvio che ci sono! Ma chi suona?»

«Canova, Abiku e Gli Amanti, tutti gruppi indie italiani»

«Perfetto! Dove?»

«Nello spazio eventi di Astarte, un’agenzia che fa ufficio stampa, booking e management per gruppi musicali. E’ un bel posto. Mi raccomando manda una mail che bisogna essere in lista. E’ un evento privato. Dai i nomi anche di chi viene con te, ok?»

«Sì sì no problem, verrò con qualche amico. A domani!»

«A domani!»

Metto giù il telefono e penso al “secret party”. Come sarà? 

Arrivo ad Astarte e il locale è già pieno. Chi sei? Nome e cognome ed entro. L’atmosfera è da festa privata, intima. Un’età media di 27-28 anni. Gente che si aggira con birre in bottiglia (buone, non le solite fregature) e spizzica dall’aperitivo. C’è un parrucchiere che taglia i capelli e una postazione per la manicure delle signorine. Al piano di sopra, dove ci sono gli uffici, ci si può tatuare. Trucco e parrucco al completo, insomma. Il locale è una vecchia cartografia. Suggestivo. La sala dove suoneranno i gruppi ha un palco bassissimo, praticamente a terra (altezza da bancale in legno), con gli strumenti appoggiati su tappeti rossi molto “ambient”. Mi è sempre piaciuta, nei concerti piccoli, l’idea che il gruppo suoni a livello delle persone. Dà un’idea di familiarità e informalità. Un concerto tra amici.

L’apericoncertoserata si svolge al meglio, in un clima rilassato. Partono i Canova, gruppo milanese che sfoggia un indie rock genuino, melodico e scanzonato. Giocano in casa ma l’emozione si nota. “Siamo felici di essere qui e aprire il concerto di due gruppi importanti come Abiku e Gli Amanti. Siamo un po’ stanchi… Ieri abbiamo fatto un concerto in Veneto e abbiamo dormito in roulotte!!!”. E quindi? Come se foste gli unici a dormire in giro. Anzi, la roulotte è un lusso, c’è gente che si accontenta della macchina… E poi smettetela di rivolgervi alle vostre amiche che sono lì davanti. Sembra un modo di mascherare l’imbarazzo di stare sul palco e ha l’effetto di escludere gli altri dalla comunicazione. Critiche a parte i Canova sono bravi, simpatici, sinceri e fanno divertire. Molto puliti, nell’aspetto come nella musica. Pop-eggianti. Piacevoli, ma senza pretese.

I Canova se ne vanno e arrivano gli Abiku (da Grosseto). Dio quanto sono radical chic! Ma sono molto bravi. Un uso degli strumenti saggiamente calibrato, non un livello fuori posto. Giocano su una raffinatezza rarefatta. Una voce melodica si dondola su una base leggera di synth e chitarre. Batteria e basso hanno il giusto peso nell’economia dei pezzi, rendendosi indispensabili (cosa non scontata, sopratutto per il basso che, nota d’onore, è suonato da una pulzella. Il suo look mi ricorda una celebre bassista: Kim Gordon, dei Sonic Youth). Il loro dream pop a tratti psichedelico ti porta in un sogno maliconico ed eterno. Forse troppo eterno, alla lunga può stancare. Ma le parti strumentali, psichedeliche e quasi prog, sono un una boccata d’aria fresca.

Altro giro, altro regalo. Sale sul palco il gruppo più atteso: Gli Amanti. Dopo la parentesi intimistica si ritorna alla caciara, al coinvolgimento fisico, oltre che emotivo. Il gruppo di milano (ma loro non sono milanesi: 2 pugliesi, un calabrese e un sardo) è sanguigno, vitale, carismatico e perfettamente capace di interagire con il pubblico. Il concerto è un inno alla gioia di vivere, con ironia. Un urlo strappato verso il cielo. Giocano una parte importante (forse troppo importante) i coretti, ma hanno il compito di trascinare il pubblico in un canto collettivo. Il loro è un rock folk che si inserisce a buon merito in quel filone di new-folk che va tanto di moda. Ma in salsa Italiana: poche fighettate melodiche, molta influenza dal canto popolare e qualche spruzzata di irish-punk (solo nei cori monosillabici alla “OooooOOOoooo”). La voce del cantante ricorda un sacco quella di Giuliano (Negramaro) e rappresenta quindi allo stesso tempo un pregio e un difetto. Pregio, perché è una gran voce. Difetto, perché la si accosta subito al cantante pugliese. Comunque bravi-bravi: hanno risvegliato gli animi sonnecchianti e dato un po’ di energia alla serata. Una chiusura in bellezza. Unica critica: sembra che se non porti un cappello non puoi fare parte della band (solo il batterista non è dotato di copricapo, ma tanto è rintanato nelle retrovie e non lo vede nessuno. Eppure non va dimenticato, perché pesta sulla batteria che è un piacere sentirlo).

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