Sanremo Calling I

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Apro questa parentesi sanremese perché da giovedì 12 a sabato 14 febbraio sarò al Festival come addetto stampa per la scuola di giornalismo. Ne consegue la necessità di fare il punto della situazione, prima che il Festival inizi, su chi saranno i concorrenti. Volti noti e meno noti, osannati e deprecati, in un circo mediatico che non risparmia (e non risparmierà) nessuno. Una breve radiografia critica, per riflettere sull’evento annuale più importante della musica italiana.

I BIG BIG

La categoria “Campioni” è una delle più chiacchierate di sempre. «Chi parteciperà quest’anno a Sanremo? Ma no, ancora lui? Ma avrà cent’anni! Sarà il decimo festival che si fa!». Ebbene, quest’anno non ci sono veri e propri dinosauri. Quelli che, secondo me, rientrano a pieno titolo nella categoria Campioni, i BIG BIG, che tutti conoscono per forza, sono sette su 20 e hanno delle caratteristiche ben precise.

Innanzitutto la loro carriere è esplosa negli anni ’90 e hanno tra i 40 e i 50 anni (con un’eccezione che poi spiegherò). Sono quindi in giro da più di vent’anni, cantanti collaudati, con una vera e propria carriera alle spalle (anche se spesso in fase di declino). Di conseguenza, e siamo al secondo punto, hanno all’attivo un bel po’ di album. Facendo una media fra questi artisti, siamo intorno alla decina ciascuno. Dovendo essere GLI artisti italiani per eccellenza, hanno già partecipato più di una volta a Sanremo. E questo, secondo me, dovrebbe essere uno dei requisiti fondamentali per essere considerati dei veri BIG della manifestazione. Come faccio ad essere considerato un Campione se non ho mai neanche partecipato al Festival?

(Nota di delucidazione: recita il regolamento: «I Campioni sono individuati in base a criteri di contemporaneità, fama e valore riconosciuti». Insomma, puoi essere famoso, ma non aver mai pubblicato un album, e secondo le regole potresti concorrere fra i BIG. Follia pura secondo me)

Ecco i “veri” Campioni:

  • ALEX BRITTI: 46 anni, 3 partecipazioni al Festival (1999 – 2001 – 2006) e 7 album (il primo nel 1992)
  • IRENE GRANDI: 45 anni, 3 partecipazioni al Festival (1994 – 2000 – 2010) e 9 album (il primo nel 1994)
  • GIANLUCA GRIGNANI: 42 anni, 3 partecipazioni al Festival (1994 – 1999 – 2002) e 12 album (il primo nel 1994)
  • MARCO MASINI: 50 anni, 6 partecipazioni al Festival (1990 – 1991 – 2000 – 2004, in cui vince -2005 – 2009) e 10 album (il primo nel 1998)
  • NEK: 43 anni, 2 partecipazioni al Festival (1993-1997) e 11 album (il primo nel 1992)
  • RAF: 55 anni, 3 partecipazioni al Festival (1988 – 1989 – 1991), 12 album (il primo nel 1984)
  • ANNA TATANGELO: la ragazzina del gruppo, 28 anni, inizia la carriera negli anni 2000 (il suo primo album è del 2002, ne ha pubblicati 5). Si guadagna la medaglia di Big per la sua assidua partecipazione al Festival: 6 volte a Sanremo in 10 anni (2002 -03 – 05 – 06 – 08 – 11)

PREMIO SIMPATIA: GIANLUCA GRIGNANI

Grignani è un folle e spesso genio e follia si mescolano in modalità non ben comprensibili. Negli ultimi anni ha passato brutti momenti. Gente che lo fischiava durante i concerti perché si presentava sbronzo sul palco, lui che faceva fare brutta figura ai suoi amici cantanti quando lo invitavano a duettare con loro (sempre perché fuori controllo) e via dicendo. Il suo ego spropositato, che agli esordi lo ha reso amato dalle donne di tutta Italia, gli si è rivoltato contro. Del tipo: non puoi dire schifato ai tuoi fan, che hanno comprato il biglietto e sono lì per un concerto, che suonare seriamente davanti a sole 90 persone non ha senso e che quindi farai l’intera esibizione in modalità voce-chitarra acustica. Ovvio che poi la gente ti vuole spaccare la faccia. E poi puoi evitarti di fare rissa con due carabinieri, hai quattro figli perdio, è ora di mettere la testa a posto. Ma lui, sta testa, a posto non la vuole mica mettere. Ed è quello che lo rende affascinate: è autodistruttivo, fragile, umano.

In ogni caso, la storia di Grignani è affascinante. Ha sfornato un primo album da Hit Parade (Destinazione Paradiso, 1995), facendo il botto. Tutti lo amavano. Poi ha rischiato la disfatta. Ha pubblicato un album suicidio, che il mercato italiano non è riuscito a digerire. Un album eccezionale, visto a posteriori, forse uno dei primi dischi Indie della storia della musica italiana. Era La Fabbrica di plastica (1996). Un’immersione nella malinconia e nella sincerità, con chitarre distorte e atmosfere psichedeliche che richiamavano i primi Radiohead (“volevo fare The Bends“, dichiarò in seguito). Si è ripreso con Campi di popcorn (1998), riuscendo a conciliare la sperimentazione con l’esigenza pop commerciale. Da molti è considerato il suo capolavoro. Da lì la discesa che l’ha portato verso il commerciale, a L’aiuola e via dicendo.

Vi propongo La Fabbrica di plastica perché è un lavoro profondo, curato, sudato, che mostra un Grignani sincero, fragile, elettrico come non mai, psichedelico e visionario. E’ la prova di un’ispirazione giovanile fulminea, oscura, bella. Un disco da ascoltare almeno una volta nella vita, senza la puzza sotto il naso.

 

 

 

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