Tette e culi a noi!

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E’ passato un altro weekend festivo. E questa volta era VERAMENTE festivo. Il Dio cristiano ci è venuto in soccorso con una celebrazione “immacolata” e, personalmente, inaspettata. Non ce ne vogliano i credenti, ma tutto ciò che è troppo pulito, alla lunga diventa noioso. Ecco quindi tutti impegnati a “sporcarsi” quel tanto che basta per poter dire: “il ponte l’ho sfruttato proprio bene”. E cosa fa la maggioranza delle persone per sfruttare al meglio il proprio tempo? Purtroppo o per fortuna gozzoviglia. E chi sono io, per non seguire la massa?? Evviva l’avvento e, lasciatemelo dire, evviva il natale, la pasqua, santa Lucia, la befana, il primo maggio, la liberazione, la festa della Repubblica, i morti… Insomma, evviva i momenti conviviali! Di carne siam fatti e di carne dobbiamo vivere.

Non scappino i puritani, questa non vuol essere un’apologia luciferina del divertimento. Siamo in un blog di musica, no? E si parlerà di musica anche questa volta. Il mio preambolo nasce da una precisa ragione: giustificare la mia assenza da Milano. Un weekend di fuga si perdona a chiunque! Ebbene, ho fatto un weekend di fuga. Non sono andato lontano, niente di esotico o esoterico. Mi sono fatto un viaggetto a Bologna. Ma non son mancato agli impegni presi (con chi?) e mi son fiondato a una serata dancehall. Buuu penseranno i puritani del rock. Sti negroni mettono solo su dischi e per giunta cambiano canzone ogni 30 secondi. Innanzitutto se vuoi insultare uno di colore trova altri aggettivi, che negroni ormai è solo il nome di un cocktail. Poi sì, ok, la dancehall è nera per eccellenza. Kingston (Jamaica) la capitale. E’ anche molto tamarra. E sessuale. Andatevi a guardare su Youtube i dancehall queen contest e capirete. Se poi siete alle serate live troverete spesso personaggi folli che danno fuoco al gas di una bomboletta di profumo o altro materiale gassoso infiammabile. Neanche alle medie…

Ma è folklore, no? E’ un rito! E la dancehall è tutta un rito! Per esempio è un rito cambiare ogni trenta secondi una canzone: è come una sfilata, solo che invece delle modelle più belle del mondo, in passerella sfilano le canzoni più belle del mondo. Più ne vedi e meglio è! E’ anche un gioco dei dj, che fanno vedere quante ne sanno. Addirittura certi pezzi li puoi sentire solo nei live, perché artisti famosi fanno delle basi per altri artisti, con la clausola che li suonino durante le serate. I riceventi, spesso, queste basi addirittura le comprano, per dimostrare le proprie influenze. Anche il ballo, nella dancehall, è un rito. Ritorniamo a puritani: non guardate una donna ballare questa musica blasfema sennò finirete con ella all’inferno. Gambe aperte, culi frementi (dicesi “twerkare”) e tette in faccia. Tutto è un’allusione al sesso animalesco. Terzo: anche i contenuti sono diventati un rito. Nascendo dalle frange del reggae, quindi Jah (dio) e la marijuana la fanno da padroni. Ma essendo un’evoluzione tamarra del tema, ecco che, purtroppo, in alcuni casi (vedi Sizzla) troviamo l’intransigenza: bruciamo tutti i froci, le donne sono solo un oggetto sessuale e via dicendo. Anche la presenza del vocalist è un rito. Ed è un rito bellissimo. Crea empatia e contatto con il pubblico, in una sorta di assemblea pubblica in cui ci si urla e canta in faccia.La dancehall è una sorta di rap-dance del reggae. Le basi sono spesso veloci, da ballare con frenesia, e vengono cavalcate da una voce incisiva, da strada, incalzata dalle percussioni. Un ritmo quasi ancestrale, tribale, dove abbandonare ogni inibizione.

Sabato non ero su una spiaggia della Jamaica (ma in un capannone della periferia bolognese, il Crash) e nessuno dei musicisti (a parte uno) era di colore (e probabilmente era italiano, magari di Bologna). E nessuno ballava come le donzelle dei contest sopra citati. Ma mi sono divertito comunque. I cantanti si alternavano sapienti al microfono e i dj non hanno perso un colpo. Unica pecca: no ho capito una mazza di quello che stavano cantando. Le lingue erano due: un inglese slang molto veloce (è sabato notte, non posso dovermi impegnare per capire le parole, dai!) e un pugliese stretto (il mio amico di Foggia conferma).

Chiudendo: andate a ballare la dancehall, se vi capita, e apprezzatene la genuinità, senza preconcetti o storcendo il naso. Ne rimarrete piacevolmente sorpresi.

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