Non sono Lester Bangs né Carlo Emilio Gadda

TI piace vincere facile? Ovvio che sì, vado quindi al concerto di un gruppo giovane e dal successo crescente (Lo Stato Sociale) in uno dei locali simbolo di Milano (Alcatraz). Successo assicurato.

In realtà qualche dubbio sul concerto io ce l’avevo. Non tanto sulla location, molto nota nel panorama milanese, né sul gruppo, che ho già visto dal vivo e che mi piace parecchio. I miei dubbi si annidavano in una domanda pura e semplice: siamo sicuri che Lo Stato Sociale, band ancora di nicchia nel panorama musicale mainstream, riesca a portare di giovedì sera abbastanza adepti per riempire i tremila metri quadri dell’Alcatraz? Ecco la risposta:

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Il locale è pieno. M’infilo nella folla sudata.

I concerti de Lo Stato Sociale sono divertimento all’ennesima potenza. Il loro indie-rock elettronico ironico e scanzonato fa ballare, scatenarsi, saltare e il gruppo è bravo a coinvolgere il pubblico. Sono profondi e dissacratori, ma propongono un affresco critico alla società italiana in chiave propositiva. “Spesso il male di vivere ho incontrato, l’ho salutato e me ne sono andato!” urla Lodo, il cantante, in Cromosomi. Questa è la filosofia che striscia nei testi della band: spesso le cose vanno di merda, la donna mi ha lasciato oppure non ho un lavoro, ma chissenefrega!

La loro forza è riassunta dalla frase di un amico che è con me al concerto: “Questa (riferendosi ad una strofa di una canzone) è la storia di mio fratello”. Ed è vero, Lo Stato Sociale raccontano storie di vita vissuta. Dipingono uno spaccato vero e sincero dei venticinque-trentenni di oggi. E arrivano al pubblico, nonostante qualche big della critica musicale li abbia etichettati come un gruppetto che propone musica bellina ma dozzinale e suonata così così (Il Mucchio, ndr).

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Durante il concerto si alternano momenti di festa vera e propria a momenti più riflessivi. Viene applaudita Linea 30, canzone che racconta la strage alla stazione di Bologna e vengono ricordati Stefano Cucchi (“Se non è stato ucciso da nessuno adesso sarebbe a casa con la sorella”) e i due centri sociali milanesi Zam e Lambretta, ora chiusi.

Sul palco ci sono degli ospiti. C’è Piotta, che li sta seguendo in tour e canta in Questo è un grade paese, canzone dell’ultimo album; ci sono i Magellano, gruppo genovese elettro-hip hop che, compagni di scuderia de Lo Stato Sociale (Garricha Dischi) gli fa ora da gruppo spalla; e c’è il cantautore siciliano Nicolò Carnesi, anima fortemente melodica, anche lui al secondo album. Insomma, un sacco di artisti giovani, che uniscono le proprie forze per farsi conoscere.

Il concerto finisce presto, quasi non me ne accorgo da quanto è passato in fretta. Esco.

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Incontro qualche fan del gruppo, tutti soddisfatti della performance.

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La band, prima di chiudere, ha invitato tutti alla Sacrestia (Via Conchetta, 20) per l’after party, dove i Magellano faranno i dj. Ci vado senza esitazioni.

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Arrivato al locale trovo subito due componenti de Lo Stato Sociale: Alberto “Albi” Cazzola (voce e basso) e Alberto “Bebo” Guidetti (drum machine, sintetizzatori e voce). Sono molto disponibili a fare due chiacchiere e a farsi fotografare insieme ai fan, anche se mi negano un’intervista. “Se vuoi un’intervista scrivi alla mail del gruppo” mi dice Bebo. Ci resto un po’ male, ma combattendo contro il mio orgoglio, ci faccio due chiacchiere off the record. Com’è andato il nuovo album?  Benone, mi risponde lui, e con un pizzico di orgoglio mi dice che “siamo stati primi in classifica sui iTunes in Italia, abbiamo battuto anche Happy di Pharrel”. Ma va? Questa la sua faccia soddisfatta (lui è quello con gli occhiali).

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Non mi sa dire quante copie hanno già venduto (è notte fonda per tutti e il concerto l’ha stancato), ma una cosa è certa: questo è diventato il loro lavoro. Non sono più studenti o lavoratori che suonano nella speranza di sfondare e mantenersi con la musica. Ora suonare è veramente la loro vita. Negli ultimi anni hanno avuto un successo esponenziale, hanno iniziato a riempire i locali e hanno anche un blog sul Fatto Quotidiano. A guardare la loro tabella di marcia per i prossimi mesi (da qui a dicembre una decina di concerti), si capisce quanto la loro formula sia vincente. Poi non se la tirano (vediamo fra qualche anno…) e questo è uno dei loro maggiori pregi.

Sono contento, mi sono divertito, il concerto è stato una bomba, l’umore è alle stelle e ho conosciuto anche il Piotta. Posso pensare di tornare a casa…

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